Questo racconto si colloca in successione temporale rispetto al precedente “Il Segreto dell’acqua fallata” pubblicato nel luglio 2011 dallo stesso autore, anche se con contorni ed ambientazione completamente differenti. Un misterioso vendicatore sembra punire dei presunti “peccatori” usando una simbologia risalente alla cultura celtica in antichi luoghi di culto milanesi un tempo già utilizzati dai Celti e poi dai Cristiani, tutti accomunati dalla presenza di acque considerate, a vario titolo, sacre. Cercano di sciogliere il mistero il commissario Murgia della Questura centrale e Stefania, una dottoressa in lettere, che conosce profondamente la storia e gli antichi segreti della città di Milano e che aveva già collaborato con lui nella precedente avventura riguardante il ritrovamento di un antico testamento del 1700. Il lavoro del “vendicatore” culmina con un crescendo di tensione e con una punizione molto più “energica” delle altre che svelerà retroscena completamente inaspettati e preoccupanti. Il finale a sorpresa aprirà al lettore molte possibili soluzioni.

      Il pozzo nella Chiesa di San Calimero

Milano è una città particolare, non si può vederla di sfuggita. Non si possono guardare solo i luoghi da cartolina, il Duomo, il Castello, Brera.
Le frotte di giapponesi che sciamano in Monte Napoleone indicando sorridenti le vetrine sfarzose non la sfiorano neppure.
Bisogna addentrarsi nelle viuzze, girare sulle alzaie dei Navigli, passeggiare nei parchi, curiosare nei cortili rigorosamente chiusi da alte cancellate e accuratamente nascosti, chiedendo il permesso a burberi portinai, entrare nelle poche botteghe artigliane che sono rimaste; insomma, bisogna farne una conoscenza intima ed interiore.
Non è una città “aperta” come Roma o Firenze che ti sbalordiscono con le loro bellezze scenografiche, le piazze i monumenti o come Venezia, unica incredibile meraviglia al mondo; è invece una città intima, segreta da guadagnarsi poco a poco ed una volta compresa anch’essa ti stupisce in tanti infiniti angoli, in particolari deliziosi, con scorci nascosti dentro giardini impensabili, con chiese meravigliose.
Nella precedente storia “Il segreto dell’Acqua Fallata” i lettori non Milanesi, ma credo anche molti Milanesi distratti, hanno potuto riconoscere una città segreta in cui il sistema dei Navigli e le conche perfezionate da Leonardo e soprattutto il tocco inconfondibile di Maria Teresa d’Austria, hanno lasciato un segno profondo e caratteristico che ne fa una città completamente diversa dalle altre e che sarebbe ancora più particolare e affascinante se negli ultimi cento anni non se ne fosse fatto meticolosamente scempio.
Anche in questo racconto, per l’amore che ho per questa città, con la scusa della narrazione e dell’intrigo, ho cercato di condurre per mano il lettore attraverso una Milano sconosciuta, fatta di antichi luoghi che pochi conoscono, ma che rappresentano la storia antica e le radici di Milano, nella speranza di incuriosirlo e stuzzicarlo ad andare a scoprire di persona questi angoli nascosti e questa storia poco nota.
I personaggi principali sono i medesimi protagonisti del precedente libro citato, anche se la storia non ha alcuna continuità narrativa con quella descrizione e vuole entrare in punta di piedi e senza alcuna pretesa di documentazione storica nel mondo dei Celti, l’antico popolo che prima dei romani popolò le terre della pianura Lombarda.
Una colta laureata in lettere, Stefania, dà un fondamentale supporto storico-culturale per risolvere una catena di misteriose aggressioni all’amico Murgia, un semplice commissario di polizia non più giovane, ma estremamente intelligente e capace, aiutata anche dal suo compagno Luca, discendente di un nobile Milanese del settecento Federigo Valsecchi De Bàrtoli.
Qualcuno, forse una persona non del tutto sana di mente, sta mandando messaggi forti utilizzando personaggi famosi della Milano di oggi, coinvolgendo luoghi sacri antichi e particolari della città ed insistendo su una strana iscrizione funeraria di cui non si riesce a capire l’origine ed il significato.
Si arriverà a soluzione solo leggendo profondamente nella storia antica di questa città e si scoprirà che spesso le storie raccontate non sono quelle che appaiono a prima vista. Per dirla con Pirandello “ciascuno a suo modo” o “così è se vi pare”, ci sono sempre due facce della stessa medaglia, l’unica cosa certa è il dubbio, il dubbio paradossalmente è l’unica vera certezza.
Tutto ancora e comunque sempre per parlare di Milano, la mia Milano, che vorrei fosse amata almeno con un poco più di cuore non solo da quelli che la vivono, ma anche e soprattutto da coloro che la governano.

battistero di san giovanni San Giovanni in Conca San Vincenzo in Prato

Indice

  1. Prefazione
  2. Prologo
  3. Capitolo I
    Acqua sacra e purificazione
  4. Capitolo II
    Niente di Niente
  5. Capitolo III
    Un’antica cripta
  6. Capitolo IV
    Il Mithreo ed il Nementon
  7. Capitolo V
    Il pozzo dell’annegato
  8. Capitolo VI
    Progressi
  9. Capitolo VII
    Undici fonti sacre
  10. Capitolo VIII
    La tana del lupo
  11. Capitolo IX
    Un antico battistero milanese
  12. Capitolo X
    Gwilym il Druido
  13. Capitolo XI
    Il sapore della vendetta
  14. Epilogo
  15. Postfazione
  16. Nota dell’Autore
  17. Bibliografia minima e siti web
  18. Credits
  19. Profilo dell’Autore